Paolo Danei, dal 1720 a oggi: 300 anni di luce

Siamo nel gennaio del 1694 quando ad Ovada, comune italiano della provincia di Alessandria, nasce Paolo Danei colui che sarà l’uomo dal cuore colmo di molteplici valori, desideri, sogni, integrità umana e spirituale.

Paolo nasce e vive in una famiglia radicata nella fede cristiana tanto da insegnarli che cosa significhi essere credente nella concretezza della vita di ogni giorno ed è per questo che sin da ragazzo eccelle perché ha una peculiare considerazione verso il prossimo, ha una personalità forte – a volte forse burbera e austera – ma mai privo di attenzione verso la necessità dell’altro.

La famiglia numerosa incrementa in lui un senso di solidarietà e di fraternità tanto elevato da affinare il suo cuore alle necessità degli altri sempre e comunque.

 

Paolo compie diverse esperienze ed ha il vantaggio di essere formato. Riceve altresì l’offerta di crearsi una vita abbiente ma rinuncia a questa eredità perché vuole fare della sua vita un qualcosa di diverso …Paolo non ha cognizione esatta di quale realtà possa sottendersi sotto la pira che gli strugge il cuore e non sa ancora ben delimitarla e delinearla nei suoi tratti distintivi, ma sa che è un qualcosa di più, un qualcosa che forse lo chiamerà a compiere un disegno che lui assolutamente non conosce ma che sente latentemente presente nella sua anima.
Paolo non comprende ancora che questa fiamma darà alla storia, alla Chiesa, all’Italia e al resto del mondo conosciuto una pennellata di vivida fede e di nitido amore capace di racchiudere – attraverso le sfumature cromatiche che dai colori freddi passano a quelli caldi – il cuore dell’uomo nella sua essenza davanti al mistero dell’amore più grande che Dio potesse dare all’umanità: il Crocifisso Signore.
Ovada è la culla che accoglie le membra di un bambino che poi, da ragazzo e da uomo, lascerà una scia di luce nella storia.


La sua infanzia e la sua giovinezza sono caratterizzate da esperienze di vita che gli consentono di maturare dentro di sé gli aspetti belli della donazione e del sacrificio ma anche quelli più penetranti della sofferenza e della mortificazione. E’ alimentato con i valori cristiani che fanno di lui un uomo capace di vivere con il cuore. La palestra umana e virtuosa che Paolo Danei vive nella sua famiglia e nel lavoro, lo porta ad una maturazione tale da essere circoscritta da lui stesso come “rinascita e conversione spirituale”.

È un uomo inquieto perché è una persona essenziale ed esistenziale, attento alle sfumature della vita che a volte sono frangibili e amabili, a volte sono dense e incresciose; è inquieto perché ha un calore, una passione, nel suo cuore che non gli permette ancora di dare l’esplicitazione delle fattezze del suo futuro.
Questa fiammella è per lui una spinta e un tormento, una carezza e una percossa, un impulso e un blocco fino a quando comincia un periodo di grandi illuminazioni spirituali nella sua vita proprio quando – rinunciando alla sua cospicua eredità e a un suo futuro solitamente indubitabile – decide di dedicare la sua vita al Signore perché capisce che quella fiammella ha i lineamenti di un Roveto ardente che mai si consuma e che sempre arde ed è quello dell’amore di Dio, un amore espresso appassionatamente e copiosamente nella Passione del Signore.


L’aspirazione nel suo cuore comincia a centellinare le sembianze distintive della sua vocazione e così il 22 novembre del 1720 Paolo riveste la tunica di penitenza dalle mani di monsignor Gattinara. Il 23 novembre dello stesso anno si ritira in un piccolissimo locale annesso alla sacrestia della chiesa di San Carlo – in Castellazzo – dove scrive la regola e il diario ed è questa l’esperienza mistica dei 40 giorni, detta di Castellazzo.
Ovada è culla della sua esistenza umana, Castellazzo è culla e talamo della sua sussitenza vocazionale e religiosa.
Alla fine di agosto del 1721 si reca a Roma per ottenere l’approvazione della Congregazione ma non riesce a parlare con il Papa e si conduce a Santa Maria Maggiore dove – nella cappella Salus Populi Romani – emette il voto di propagare la Memoria della Passione di Gesù.
Il 14 settembre del 1737 inaugura il primo ritiro della Congregazione dedicato alla Presentazione di Maria al Tempio, sul Monte Argentario come ricordo del voto emesso nella cappella Salus Populi Romani e come manifesto del suo amore filiale nei confronti della Madre che è guida della stessa Congregazione.
Il 15 maggio del 1741 Benedetto XIV approva il testo della Regola, l’11 giugno Paolo emette la sua professione e prende il nome di Paolo della Croce.


Dal 1744 al 1761 si verifica l’espansione della congregazione.
Nel 1768 ha il fenomeno mistico dell’abbraccio del Crocifisso e nel 1775, colmo di grazia e fedele al dono ricevuto, muore nella Basilica dei Santi Giovanni e Paolo, a Roma.
«La Congregazione della Passione di Gesù Cristo è fondata nel 1720. I suoi membri, detti comunemente “passionisti”, (sacerdoti, fratelli, monache, suore e laici) fanno voto di propagare e proclamare l’amore di Dio per il mondo rivelato attraverso la Passione di Gesù Cristo da 3 secoli, continuando a portare ancora oggi un messaggio di compassione e di speranza in 61 paesi nel mondo.
Il Carisma di Paolo della Croce, permette di cercare l’unità della vita e dell’apostolato nella Passione di Gesù. Ogni Passionista è chiamato a condividere la vita e la missione di Colui che « spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo», contempla Cristo con assidua preghiera.


La partecipazione del Passionista alla Passione di Cristo, che è allo stesso tempo personale, comunitaria ed apostolica, è espressa con voto speciale. Con tale voto il Passionista si obbliga a promuovere la memoria della Passione di Cristo con la parola e con le opere, per approfondire la consapevolezza del suo significato e del suo valore per ogni uomo e per la vita del mondo.
Con questo vincolo la Congregazione prende il suo posto nella Chiesa e si consacra a compiere la propria missione.
I Passionisti vivono i consigli evangelici alla luce di questo voto e procurano di renderlo concreto nella vita di ogni giorno. In tal modo le loro comunità diventano fermento di salvezza nella Chiesa e nel mondo e fanno memoria della Passione di Cristo nell’oggi.
La missione dei Passionisti è diretta alla evangelizzazione mediante il ministero della parola della Croce perché tutti possano conoscere Cristo e la forza della Sua risurrezione»1.


Alla luce di questa passione per l’umanità che trova il suo fondamento nella Passione di Gesù per l’uomo, e tenuto conto di come e di quanto sia necessario predicare ed evangelizzare tingendo il mondo, con le sue gioie e i suoi dolori con il rosso dell’amore appasionato di Cristo, nasca la Cattedra Gloria Crucis.
«La Cattedra Gloria Crucis, costituita per iniziativa della Congregazione della Passione di Gesù nell’Ente giuridico CIPI (Comunità interprovinciale dei Passionisti d’Italia), ha lo scopo di promuovere la memoria della Passione di Cristo e di approfondire la consapevolezza del suo significato e del suo valore per ogni uomo e per la vita del mondo. La Passione di Cristo – “la più grande e stupenda opera del divino amore” (S. Paolo della Croce) –, diventa il rimedio più efficace per i mali del mondo. In questo vi è tutta la forza della particolare missione nella Chiesa: “Noi predichiamo Cristo crocifisso” (1Cor 1,23), di cui anche proclamiamo: “È risorto” (Mt 28,6). La conoscenza della Passione di Cristo e degli uomini costituisce l’unico mistero di salvezza.
La Cattedra costituisce una struttura operativa interdisciplinare ed ogni attività svolta è compiuta sotto la vigilanza del Rettore pro tempore della Pontificia Università Lateranense, che autorizza l’esecuzione del piano annuale di attività proposto dal Direttore della Cattedra stessa»2.


Dal 1720 – data di fondazione della Congregazione dei Passionisti – ad oggi sono trascorsi 300 anni di storia, di santità, di passione, di amore, di memoria passionis, di vita spesa a servizio dell’umanità.
Numerose sono le iniziative e le celebrazioni previste e organizzate per questo giubileo, tra queste il IV Congresso teologico internazionale per il Giubileo del terzo centenario della fondazione della Congregazione Passionista: La Sapienza della Croce in un mondo plurale che si terrà nella Pontificia Università Lateranense dal 21 al 214 settembre 2021.
Il Congresso è un evento nell’evento che mira ad estendere e ad investifare gli orizzonti della spiritualità passionista in un mondo globalizzato e pluralizzato; è un’opportunità di evangelizzazione e di pastorale tanto alta quanto qualitativamente profonda perché – con i temi trattati e con i relatori indicati –offre un gamma duttile, efficace, efficiente e funzionale miniare qualitativamente apprendimento e comparazione.

 

1 Cfr http://www.mapraes.org/

2 Cfr https://www.pul.it/it/cattedra-gloria-crucis/